* you say that words are impotent / but they can help us pay the rent.

Sul moleskine / Sul treno.
mercoledì, 29 agosto 2007 // viaggi, musica, letterature, ecstra

Sul treno, andando in campagna.
Scaletta Random di cose e pensieri e, forse, persone.

- La mano dell'uomo sembrava un gatto rosso oltre lo spiraglio in mezzo ai sedili.
- "Lo sai, mondo, quando tutto brucia di disperazione, di lacrime, e cominci a tremare?" (cit.)
- Can you tell me where my country lies?, said the Unifaun to his true love's eyes...
- ...it lies with me, cried the Queen Of Maybe.  (Genesis)
- Chi ha inventato le mie cuffiette auto-intreccianti? Dio che odio.
- Che bello il treno.
- ..it's so much better on holiday... (Franz Ferdinand e Jaqueline a tutto volume)
- Un fitto bosco di alberi affoga in una palude d'acqua verde, sotto il ponte della ferrovia.
- La suora mi ha guardato ed è scappata. L'avranno spaventata il vecchio paio di Ray-ban?

Stavo pensando che voglio andare a un concerto.
Ieri ho comprato i biglietti per i Subsonica, ma sono il Trenta Novembre e...
..i Rakes, maledetti <3, non torneranno mai più in Italia per almeno un anno temo.
Insomma voglio vedere i Franz Ferdinand dal vivo, ho deciso.
Ma quando esce il nuovo cd, Alex caro?

oODarkyOo @ 18:50

» commenti (3), c'mon!

«the world was a mess, but his hair was perfect!»

Ma che bello! I Racchi dal vivo
giovedì, 21 giugno 2007 // musica, concerti, finezze, oh love

Tutto ciò è già stato postato sul mio last.fm, ma chissene. Beccatevi la recensione di un concerto più lunga e esasperatamente precisa che io abbia mai fatto!

The Rakes @ Circolo degli Artisti – 20.06.07

 

Scaletta (generosamente donata dallo staff del Circolo, e successivamente autografata dai membri della band :D)

 

  1. Retreat
  2. We Danced Together
  3. We Are All Animals
  4. Down With Moonlight
  5. When Tom Cruise Cries
  6. Binary Love
  7. Suspicious Eyes
  8. All Too Human
  9. 22 Grand Job
  10. Violent
  11. Terror!
  12. Strasbourg

 

  1. Little Superstitions
  2. Work Work Work (Pub, Club, Sleep)
  3. Open Book
  4. The World Was A Mess But His Hair Was Perfect

 

Dato il mio recente ascolto compulsivo dei Rakes, dovuto a vari fattori musicali e non (fra cui il fatto che il loro chitarrista è probabilmente l’uomo della mia vita), non potevo mancare stasera, anche se 15 euro sono parecchi e i miei, in particolare, sudati.

E vabbè.

La serata è afosa/appiccicosa proprio come ci si aspetterebbe da Roma di questa stagione, con pronti plotoni di zanzare fameliche che mi individuano immediatamente, e mi fanno la festa; comunque ci si passa sopra, e io e la cara Claudia che ho trascinato con me ci mettiamo fuori a chiacchierare, aspettando le 10, ora in cui dovrebbe cominciare a suonare il gruppo spalla.

Non si sta male, e anzi intravediamo circolare in giro Jamie, il bassista dei Rakes, e i componenti delle altre band che suoneranno prima di loro.

Dopo dotte disquisizioni a proposito del fatto che c’è una percentuale impressionante di gente Emo in giro (che però si guarda solo i gruppi spalla e ai Rakes si defila), sciamiamo dentro la sala del Circolo, che mai come stasera suggerisce un unico pensiero: Sauna.

Fa decisamente caldo e le birre allettano.

Verso le 10 e un quarto salgono sul palco i Masako (o Masoko, can’t remember), gruppo italiano dall’outfit emo che ricordano sinistramente i Finley quanto a liriche (come dimenticare: “Io sono più cool di te, ma non so perché”) ma che probabilmente sono io che non ho compreso appieno (mi sto parando il culo, okay?).

Una mezz’oretta di set, che io con cattiveria passo facendo altro, pubblico poco ma in prima fila i Masako hanno il loro zoccolo duro di fan, che dà comunque supporto; note: il cantante è un invasato che si agita su orecchiabili ritmi pop-emo-hardcore (sì, insomma, quando sono tutti vestiti di nero stile My Chemical Romance), scuote gli occhi spiritati e suda, suda, suda.

Molto scenico, ma personalmente incomprensibile.

Insomma, verso le 10 e 40 finiscono, per dare il cambio a un’altra band italiana che non dice il proprio nome, ma che da un’accurata lettura del biglietto dovrebbe chiamarsi Muscles (si accettano correzioni).

Si presentano con un look ancor più emo-tetro ma, attenzione, perché l’apparenza inganna: non sono davvero male, e a me ricordano un misto fra Joy Division, Editors e Placebo, con una musicalità teatrale e epica.

Il pubblico certo è ancora poco, ma questi Muscles qua sicuramente hanno stoffa e mi strappano dall’apatia di quella appoggiata al muro che pensa ai casi suoi.

Ancora una mezz’ora di set, che vola in fretta perché stavolta la musica è buona, e i Muscles lasciano il palco ai Rakes!

O meglio: lasciano il palco allo staff che ci mette un’altra buona mezz’ora per preparare tutto quanto fra scalette da appiccicare in terra, chitarre e amplificatori da testare, batterie da spostare e ventilatori da accendere, acqua e birra a cui provvedere…

Uff. Non c’è che dire, si fanno un po’ aspettare ma, nel frattempo, io e Claudia la Santa raggiungiamo il metallico tocco delle transenne e…sì, ci ritagliamo un comodo posticino in prima fila; mica male.

Si spengono le luci.

Uno sguardo all’orologio, perché sono le 11 e mezza, e i Rakes sono on stage!

Noi siamo di fronte al bassista (con un po’ di disappunto da parte mia, che lancio occhiate furtive al buon Matt-chitarrista, che sta dalla parte opposta, ma per il piacere di Claudia, che s’accorge che Jamie non è male, a suo parere) (fine delle parentesi squisitamente adolescenziali).

Si parte con Retreat, bel pezzo ritmato, anche se il pubblico (che ha riempito la sala) è caloroso ma un po’ formale, e i suoni e le voci (soprattutto per il povero Swinnerton) hanno i toni di un sound-check…il fonico ha il suo bel daffare, perché ci sono un po’ di problemi con le seconde voci, che non si sentono quasi per nulla…ma, beh, Retreat finisce e parte il singolo, We Danced Together, decisamente fra le canzoni più conosciute dei Rastrelli, e la gente comincia a sciogliersi.

Io e un altro tipo siamo gli unici che cantiamo (e il chitarrista sembra accorgersi di me, che ricalco le sue parole) ma va bene così, perché Alan (ossia il cantante) incomincia a dare sfoggio della sua rinomata robotic-dance: una specie di ballo tipo automa, talvolta in coppia col microfono, talvolta con la chitarra…

Alan Donohe è un pazzo intonato che disegna geometrie assurde davanti ai nostri occhi, su una base ritmica davvero solida (Lasse tira certe mazzate!, apprezzabilissime peraltro), un basso preciso e una chitarra fresca e che, con occhi di chitarrista quale sono, apprezzo per l’originalità e l’energia, la spontaneità, ancorché semplici.

Bella ed energica, anche se la chitarra suona un po’ affossata e grezza, We Are All Animals, che è uno dei miei pezzi preferiti, e When Tom Cruise Cries, che invece viene animata dal mimo di Donohe.

Binary Love è proprio una bella canzone, soprattutto dal vivo; Suspicious Eyes, che secondo me è un pezzo un po’ troppo pop ma che merita, viene trattata forse con un po’ di disattenzione da parte del cantante, che canta parole incomprensibili, tutto preso dalla sua danza frenetica…però fa ridere e spalancare gli occhi, almeno a chi non se lo aspettava.

All Too Human è un altro punto di forza della band, una canzone abbastanza Franz Ferdinand decisamente trascinante, ma è con 22 Grand Job che avviene la magia: dopo una lunga e delirante introduzione di Donohe che pochi riescono a seguire (compreso il chitarrista), parte il pezzo, e lo conoscono proprio tutti.

Si comincia a saltellare e muoversi sul serio, c’è chi imita Alan che balla e…si scioglie sia la band, che acquista la piena fiducia in se stessa, sia il pubblico che entra nella loro dimensione, totalmente.

Siamo presi da un brano che non sarà questa gran innovazione musicale, ma la cui immediatezza e forza è contagiosa.

Adesso il concerto è davvero, completamente, fantastico.

Subito dopo 22 Grand Job parte una versione accelerata di Violent, gran pezzo, semplicissimo, ma che a me almeno piace tantissimo, e fatto dal vivo è il triplo più potente e sanguigno.

Terror! è uno di quei pezzi su cui si balla, e poi…poi arriva Strasbourg.

Bastano due accordi per un boato impressionante da parte di noi pubblico, e si canta ogni parola, si alzano le mani, si poga e si urla “Ein, Zwei, Drei, Vier!” insieme a Matt, si diventa un solo urlo.

Ma che bello!

Si suda e si è stravolti dopo una canzone di tale impatto.

I Rakes escono un attimo, urlando “Back in a minute!” nel loro inglese un po’ biascicato, e c’è il tempo per accorgersi di quanto diamine faccia caldo e comprendere la necessità di bere, pure noi.

Un po’ di incoraggiamenti dalla sempre calorosa piccola folla romana, e i Rakes rientrano in tutto il loro splendore, con Little Superstitions.

Oddio, non ci sta proprio benissimo dopo Strasbourg, troppo pop a mio parere, ma è comunque un buon pezzo, anche piuttosto conosciuto.

Dopodichè, tripletta finale di massima energia e forza, con Work Work Work, anche questa molto ballata e suonata molto bene, e poi Open Book.

Open Book è l’apoteosi del concerto, perché ha quel ritornello con l’ “Ooooh” che a noi tutti ce piace un sacco, e pure il ritmo da tenere schioccando le dita.

Insomma, in poche parole, sono due minuti assolutamente pazzeschi in cui chiunque canta – ed è impressionante pure per loro della band.

Ma che bello!

È un’oretta che i Rakes suonano e sembrano accorgersene, non tanto per stanchezza loro quanto nostra.

Donohe s’aggrappa al microfono: “Ho due notizie, una buona e una cattiva.” Esita “Quella buona è che avete appena visto i Rakes a Roma…” e, benché buona, noi non ne siamo molto contenti…“Quella cattiva è che questa è l’ultimo pezzo.”

Dice qualche “Thank you” e poi parte The World Was A Mess But His Hair Was Perfect, uno dei pezzi migliori del nuovo album, e anche qua il momento è topico, l’atmosfera elettrica e si poga per davvero.

È una versione di poco più lunga di quella dell’album, ed è proprio bella, coinvolgente, tirata e vissuta dal pubblico, ormai adepto della robotic-dance.

Siamo tutti catturati dai Rakes, perché sono proprio forti.

Saranno pop, ormai, saranno confusi, ma dal vivo hanno un’energia pazzesca.

Si capisce che il concerto m’è piaciuto, e pure parecchio.

Unico rimpianto, poteva essere un po’ più lungo e si potevano permettere qualche b-side, che a volte sono persino migliori di alcuni pezzi da lato A, tipo Ausland Mission o Automaton…

Il concerto è proprio finito, ma non posso smettere di dire cose stupide tipo “Che figo! Ma che bello! Che figata, eh, Clà?”.

Il bassista Jamie ha rimorchiato due-tre tipe che si siedono al bar, davanti a noi; che fare?

Abbiamo la scaletta e il pennarello in mano.

Dopo un po’ arrivano anche Matt, Lasse e Ethan (il tastierista su cui non ho detto una parola perché è unofficial, poverino).

Che fare? Li interrompiamo?

Dopo i tipici complessi da ragazza davanti a una band inglese che le piace un sacco, o se preferite davanti al più “uomo della sua vita” dei chitarristi studenti di filosofia, ci decidiamo e andiamo là, intimorite e con la lingua seccata.

Bastano poche parole, perché Matt ci dica un meraviglioso “Yes, sure.”

Come sono adorabilmente gentili questi Rakes.

Ci becchiamo l’autografo di tutti tranne che di Alan (starà leggendo libroni nel camerino, come è lecito supporre dalle sue interviste), una foto col gruppo e altri tipi che ci hanno pure offerto un passaggio (ma che noi decliniamo, poiché siamo giovani) e un altro bell’autografo da parte di Lasse sul biglietto.

Ma che bello!



oODarkyOo @ 18:50

» commenti (6), c'mon!

«the world was a mess, but his hair was perfect!»

We are all [fuckin'] animals.
domenica, 20 maggio 2007 // ecstra, ahi

Poi una dice che non ci scrive più, qua sul blog.
Legge il giornale la domenica mattina, anche se ha sonno e il sapore di caffè sulle labbra che la culla, scorre tutte le pagine, tutti i film in concorso a Cannes, tutti i reportage di Repubblica, apre la cronaca di Roma (perché sì, abita a Roma) e vede una foto familiare.
Ehi, ma lì non è dove ha l'ufficio mio padre?
Sì, è lì. E' lì che qualcuno, non si sa chi e non va bene, ha bruciato la lapide di Valerio, Verbano.
Per chi non se lo ricorda o non lo sa, Verbano era un diciottenne di Autonomia Operaio che nel 1980, proprio di questi giorni, era stato ammazzato con uno sparo alla schiena da dei fascisti (sì, niente dubbi su questo, nemmeno ufficialmente) che avevano legato ed imbavagliato i suoi genitori.
E ieri, stanotte, non si sa quando, qualcuno ha bruciato la sua lapide.
Ma cos'è, mi chiedo?
Cos'è?
Che cosa si ha voglia di dimostrare, in questo modo? Il proprio personalissimo, meschino schifo?
La lapide in ricordo di un morto, non importa chi o di che colore, è qualcosa di moralmente intoccabile, impossibile da non rispettare. Mi ripugna, chi pensa di aver fatto qualcosa, di aver compiuto un gesto, nel dare fuoco a una memoria, a tutte quelle persone che hanno sofferto e hanno conosciuto Valerio, nel versare fiamme vigliacche su chi spera ancora in una giustizia, per chi è stato ammazzato in una tale maniera.

Che schifo.
(Adieu.)



oODarkyOo @ 18:35

» commenti (1), c'mon!

«the world was a mess, but his hair was perfect!»

Uomo della mia vita, non sei una checca, vero?
mercoledì, 09 maggio 2007 // vintage, teatrismi, foto/grammi, oh love

Oggi ho trovato l'uomo della mia vita : D. Ahahaha, come no !
Vabbè, uno tipo gracilino e con gli occhiali, alter-nativo, con i capelli misteriosamente castani che nel buio sembravano quasi grigi, attore. Dài, fico...alla prossima replica dello spettacolo ci provo (a fare cosa non si sa, ma io ci provo lo stesso...).
La patetica cosa mi spinge addirittura a tornare a buttar giù du' righe ivi!


Comunque, nonostante tutto, non ho resistito e ho comprato il librone fotografico di Tano D'Amico sul '77; scriverò il mio ambizioso romanzo corale su di esso, grazie a quelle foto così piene di sguardi.
(Purtroppo, non ho cambiato idea rispetto al vecchio post precedente; non penso scriverò qua di nuovo, se non in caso di irresistibile ispirazione, come oggi.)



oODarkyOo @ 16:23

» commenti , c'mon!

«the world was a mess, but his hair was perfect!»

la comprensione è un'utopia.
venerdì, 16 marzo 2007 // ahi

Ho deciso, allora.
D'ora in poi non farò più NIENTE.
(compreso tentare di farmi capire dalle persone sbagliate, sperando di saper dare i giusti segnali.) (E anche se in fondo, non posso né darmi pace, né rassegnarmi.)

oODarkyOo @ 19:57

» commenti (4), c'mon!

«the world was a mess, but his hair was perfect!»



Follow the fool


~ Leggo.

»Le Mille Balle Blu.
Peter Gomez & Marco Travaglio.
»
La Pioggia Prima Che Cada.

Johnatan Coe.
»La Nausea.
Jean-Paul Sartre.
»Il Nome della Rosa.
Umberto Eco.
»I Turbamenti dell'Allievo Törless.
Robert Musil.
»I Vagabondi del Dharma.
Jack Kerouac.
»L'Enigma dei Numeri Primi.
Marcus du Sautoy.
»Linus annate 1981/83 (Molto a random!).
AA.VV. <3

~ Ascolto.

»Tutta la discografia :P.
Genesis! <3.
»
Ten New Messages.

Capture/Release.
The Rakes <3.
»Promenade.
Divine Comedy.
»Peter Gabriel I, II, III.
Us.

Lo zio Peter (Gabriel).
»L'Isola Non Trovata (ed mp3 a caso).
Il maestrone Guccini (26/01/07!).
»23.
Blonde Redhead.
»Elephant.
The White Stripes.
»One Mississippi.
Brendan Benson <3.
»Broken Boy Soldiers <3.
The Raconteurs.
+ Click.
being *loading*.

~ ehi !

Questo templéit è tutta colpa mia, in ogni suo singolo e recondito dettaglio, nei suoi errori, nei suoi difetti e nei suoi pregi...okay, gli omini nelle foto sono quella gran fissa dei the rakes, appartenenti a genere indefinito di musica che però me piace, e prossime mie vittime quando saranno qua a Roma, il 20 giugno.
La bella e atmosferica frase è altresì loro. Come ben sapete, copiare qualcosa, significa che vi gambizzo con solerzia, non vi preoccupate. E poi vi tiro un mattone in testa anyway.